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#Comunicati   mercoled 6 dicembre 2017
Intervista a Coach Roberto Rotelli

Coaching Staff Wartburg Knights 2017
E un fiume in piena Roberto Rotelli, i ricordi si accavallano e fluiscono rapidi nelle sue parole, trasmettendoci subito tutta lintensit delle emozioni che ha provato nei tre mesi vissuti, da coach, al Wartburg College, universit dellIowa militante in NCAA Div. III. Lavventura, iniziata con una telefonata a fine giugno, terminata ad una partita dal termine della stagione regolare: 3 mesi vissuti a stretto contatto con gli atleti e il coaching staff dei Wartburg Knights, in una delle stagioni pi vincenti del team. Negli ultimi 85 anni, i Knights hanno portato a termine 5 perfect season, e questa stata una di esse. Non solo: lapprodo ai quarti di finale nei play off della Elite 8 un risultato che entrer nella storia di questa Universit. Roberto Rotelli dovuto purtroppo rientrare in Italia alla scadenza del suo permesso di soggiorno e non ha potuto godersi fino in fondo la gioia e gli applausi per questa impresa. Ma quello che ha visto, vissuto ed imparato in questi tre lunghi mesi rester per sempre scolpito nella sua memoria, insieme alle grandi praterie dellIowa, punteggiate da paesi di chiara origine indiana dove la cultura indigena ancora molto sentita, e ai paesaggi fantastici che hanno saputo spezzare la tensione e il ritmo di una stagione di football molto intensa.


Unesperienza unica nel suo genere, quella che hai vissuto in questi mesi al Wartburg College. Tutto il mondo del football italiano ha applaudito a questo tuo prestigioso incarico e adesso siamo curiosi di sapere com andata.
Partiamo dal principiogi conoscevi il college e gran parte del coaching staff, ma arrivare nellIowa con un contratto in mano, che effetto fa?


S, conoscevo gi il College e, soprattutto, Rick Willis, lHead Coach dei Wartburg Knights, grazie al camp effettuato nellestate 2015 nellambito del progetto FIDAF USA Experience, ma quando mi stato proposto di tornarci per allenare la squadra, nel ruolo di Assistant Offensive Coach, quasi non volevo crederci. Limpatto iniziale stato attutito dalla presenza del collega ed amico Roberto Imparato, che ha condiviso la prima parte del percorso con me, durante il camp che precede linizio della stagione. Avevamo un bellappartamento allinterno del college, un posto immenso e dotato di tutte le pi moderne strutture didattiche, oltre che sportive. Il football non la disciplina di maggior spicco in questa universit, che invece guida il panorama nazionale americano nella lotta libera, ma come in tutte le citt universitarie americane, gli atleti e gli allenatori godono di un rispetto e di una considerazione assoluti da parte degli abitanti.  Far parte del loro coaching staff statoemozionante!

Come ti hanno accolto i colleghi? Hai avuto difficolt ad integrarti nel coaching staff?

Sono stato accolto benissimo. Come ho gi detto, conoscevo gi il capo allenatore, che una persona estremamente aperta. Del coaching staff, oltre al sottoscritto, facevano parte anche due allenatori texani che, geograficamente parlando, parevano pi stranieri di me, e Matt Wheeler, lOC, che ha lavorato e giocato come QB in Germania. Seppur la sua esperienza non sia stata particolarmente felice (la squadra ha chiuso a met campionato!), conosce bene lEuropa e il modo di fare football nel nostro continente. Sono stato immediatamente coinvolto in tutto lenorme lavoro di preparazione della stagione e al mio fianco, ad allenare i tight end, mi sono trovato un ex giocatore dei Knights, alla prima esperienza in sideline. Poteva rivelarsi difficile, invece non lo stato e sono riuscito a portare in campo persino un po dello stile e della fantasia italiani!

Parlaci del tuo rapporto con i ragazzi: avere in sideline un coach italiano poteva essere vissuto con un po di scetticismo, e invece

e invece stato bellissimo. I ragazzi in principio mi ascoltavano con un po di curiosit, vero. Ma sempre con un grande rispetto. Forse il tutto stato anche facilitato dal fatto che non avevo senior nel gruppo: tutti e gli 8 tight end che ho allenato erano al massimo al secondo anno di college e hanno accolto il mio lavoro e le novit che ho proposto loro sempre con grande disponibilit e attenzione.

Sei rimasto a Wartburg fino a poche settimane fa, compiendo un percorso agonistico pressoch perfetto. Cosa ti sei portato da casa da questa esperienza?

Ho imparato cosa vuol dire lavorare davvero per il football: qui i coach dallinizio stagione vivono con e per la squadra praticamente 24 ore al giorno, 7 giorni su 7. Cerano mogli e figli dei miei colleghi che venivano al campo a portarci dolci e sorrisi, pur di trascorrere un po di tempo vicino ai propri cari. Un impegno assoluto, suddiviso tra sessioni di lavoro al PC (senza computer, oggi, non si gioca a football!), visione dei filmati, riunioni e sessioni di allenamento sul campo. Non meno di 10 ore al giorno, oltre al lavoro che poi, la sera, si doveva fare a casa. Sono tornato ad Ancona con la consapevolezza delle grandi differenze tra il nostro e il loro football, ma anche con la certezza che a fare la differenza sia soprattutto lattitudine mentale, la cultura sportiva degli atleti universitari americani. Gli allenamenti sul campo si svolgevano in sessioni di 2 ore, 3 volte alla settimana (come da noi!), il marted, mercoled e gioved, dalle 16 alle 18, rigorosamente dopo la scuola. Il venerd cera il walk through, allenamento leggero solo con il casco e senza contatto. Ma la domenica mattina, prima di ogni partita, i ragazzi alle 7 erano gi in palestra!  E questa attitudine che mi piacerebbe ritrovare qui, pur con tutte le difficolt del caso!

Cosa, secondo te, potr essere replicabile ad Ancona, di quanto appreso e insegnato in NCAA?

Sono tornato con tantissimi schemi nuovi che proporr ai miei ragazzi e sui quali sto gi lavorando. Cercher di migliorare il lavoro di scouting sugli avversari, anche se in Italia non abbiamo ancora una struttura capace di consegnarci statistiche precise pressoch in tempo reale a fine partita, come succede l. La redazione dello scouting report da consegnare a coach Willis il marted mattina si rivelato uno dei compiti pi duri ma anche pi interessanti tra quelli svolti, e ho continuato a prepararli anche una volta rientrato in Italia, fino a sabato scorso, quando i Knights hanno concluso la propria stagione con la sconfitta ai quarti di finale.

Vivere unesperienza come la tua pu stravolgere gli equilibri se parliamo di mentalit. Come si torna alla realt italiana dopo aver provato la professionalit di gioco e gestione di un team americano di questo livello? Energia o frustrazione? Rimpianto o nuovi stimoli?

Sapevo cosa trovavo a Wartburg, e cosa avrei trovato una volta rientrato a casa. Nessun senso di frustrazione, dunque, e certamente tantissima nuova energia. Magari mi arrabbio un po quando vedo che i ragazzi stentano a credere in quello che fanno: lavoro e studio qui hanno naturalmente la priorit sul football, ma spero di riuscire a trasmettere un po dellentusiasmo accumulato in questi mesi per creare in loro nuovi stimoli e nuove ambizioni.

Prima di salutarci, qual stato il momento pi difficile e quello pi bello di questi tre mesi?

Il pi difficile, forse, quando partito Roberto (Imparato) e mi sono trovato da solo ad affrontare un impegno che, sin da subito, mi parso enorme. E poi quando uno dei miei ragazzi si infortunato gravemente, obbligandolo a saltare lintera stagione. Il momento pi bello? In realt sono tanti, ma forse il primo TD segnato da uno dei miei. Era la terza partita di campionato e giocavamo contro la squadra che occupava la terza posizione nel ranking di unaltra divisione e che lanno scorso era gi stata ai play off, contrariamente a noi. Il mio tight end ha segnato il TD del pareggio (7 a 7), da cui poi scaturita la vittoria. E stata unemozione indescrivibile

Il racconto di Roberto continua e ci vorrebbe forse ben pi di un semplice articolo per riuscire a riassumere questa esperienza. Guardare e vivere il football con gli occhi appassionati di un italiano ha, forse, cambiato anche un po il modo di farlo dei suoi colleghi americani. Tra le immense distese dei campi coltivati a granoturco, in una cittadina della provincia americana di poco pi di 10.000 abitanti, in un college appartenente alla Chiesa Luterana nellanno del 500 anniversario della Riforma Protestante, un coach italiano ha saputo lasciare, con grinta ed eleganza, la propria impronta.

Grazie per il tuo impegno, scrive in un toccante biglietto di saluti coach Willis . So che i nostri atleti e tutto il nostro staff sono cresciuti molto grazie alla tua presenza qui, e mi auguro che anche per te sia stato cos. Vincere un campionato qualcosa di grandioso, ma ancora pi bello sviluppare relazioni e nuove amicizie, ed ci che certamente noi abbiamo fatto.  

Grazie Roberto, e buona stagione con i tuoi Dolphins!