Due
belle semifinali, combattute e incerte, e con punteggi “umani”,
dopo alcune esagerazioni degli scorsi anni. Merito delle nuove
regole, con i due soli americani sul campo e altre piccole modifiche
relative agli special team. Certo, può fare impressione che un
americano appena arrivato, Blake Bolles quarterback dei Seamen,
riesca a inserirsi in tre allenamenti e a giocare una buona partita,
ma come ha detto lo stesso Bolles alla fine, giocando magari sulla
suggestione, «erano due anni che non giocavo all’aperto (aveva
militato in squadre indoor, ndr) ed essere qui mi ha fatto sentire di
nuovo nel mio elemento. E devo ringraziare i compagni di squadra, a
partire dalla linea». Tornando alle partite, a stretto rigore di
classifica la vittoria dei Panthers sui Dolphins non ha sorpreso,
mentre l’ha fatto quella dei Seamen a Bologna: ma chi ha seguito le
partite ha visto una storia diversa, con i dorici a mettere in grande
difficoltà i tre volte campioni d’Italia nei primi tre quarti, e i
milanesi a guidare la danza a Bologna per gran parte della gara, dopo
essere andati in svantaggio per 14-0, legittimando dunque la
vittoria, al di là della classifica, che del resto aveva visto
Seamen e Warriors chiudere con identico bilancio la regular season,
5-3.
Il
riassunto di tutto lo avete visto nel titolo: Panthers e Seamen al
Super Bowl, il sesto per gli attuali campioni d’Italia (bilancio
3-2) e il terzo per i milanesi (0-2).
Italian
Super Bowl XXXIII che si giocherà allo stadio Mazza di Ferrara
sabato 6 luglio alle ore 20, per biglietti e informazioni andate sul
sito www.superbowl2013.it.
PANTHERS
PARMA – ENERGY BUILDING DOLPHINS ANCONA 34-16 (0-9, 0-0, 17-7,
17-0) – Una bella partita, come
quella della sera prima a Bologna, e “bella”, aggettivo di vasto
raggio, ha qui il significato di combattuta, incerta, avvincente.
Fino alla fine o quasi, anche se a un certo punto è parso evidente
che ai Dolphins, in ritardo di due poi tre segnature, sarebbe servito
un miracolo – giusto per non usare luoghi comuni… - per risalire.
Tutto questo è però avvenuto nella seconda metà dell’ultimo
quarto, dopo tre quarti incerti e di lettura non facile, o forse sì,
se ci si limita ai numeri. Che dicono che nel primo tempo l’attacco
di Parma mette in campo solo 4 drive (possessi di palla) partendo in
media dalle proprie 32 yard; mentre nel secondo tempo i drive sono 6,
escludendo l’ultimo iniziato a 11” dalla fine, con una partenza
media sulle 33 avversarie: e anche una difesa solida come quella dei
Dolphins, autrice di ottimi momenti domenica, fatica, alla lunga, a
tenere botta con sole 30 yard da proteggere, specialmente se
l’attacco soffre, come è avvenuto nel secondo tempo, anche per
l’assenza del tackle Gianluigi Rosati, trattenuto a casa in
mattinata per motivi di famiglia. Si parte con un minuto di silenzio
per Alessandro Mari, il giocatore dei Bobcats di Parma morto in un
tragico incidente stradale (uno scontro con un’auto che procedeva
contromano sulla tangenziale di Parma), osservato dal pubblico e dai
giocatori con partecipazione, poi è il momento del kickoff, con
temperatura sui 30° ma un forte vento che in parte condiziona le
scelte e modifica le traiettorie, come in un punt dei Panthers, nel
1° quarto, che viaggia per… 6 yard. I Dolphins segnano subito, una
ricezione di 59 yard di Matt Gordon (calcio non riuscito) per lo 7-0
a 10’50”, importante qui la lettura del qb Rocky Pentello, che
scorge il blitz di un defensive back (Michele Fumarola) dal suo lato
destro e sceglie la parte di campo opposta. Dopo un nulla di fatto
Panthers – e anche questa è una notizia – altro drive lungo dei
dorici, che però dal 1° e goal dalle 9 porta “solo” al field
goal di Enrico Leonardi di 25 yard, dopo un sack di Lorenzo Carboni
al 3° down. Field goal a inizio 2° quarto anche per Parma, ma il
calcio di Andrea Vergazzoli dalle 24 viene bloccato. Punt dei
Dolphins, e subito dopo buon drive dei Panthers, che vanno anche in
touchdown, annullato però per interferenza di Jared Karstetter –
che aveva ricevuto in end zone, e il field goal di Vergazzoli (snap
dalle 27) stavolta finisce sul palo sinistro e torna in campo. Sul
piano del punteggio il primo tempo non dice null’altro, anche se la
difesa degli emiliani, con 2 sack consecutivi, comincia a dare
risalto a uno dei temi della partita. Nel 3° quarto il primo drive
dei Panthers viene fermato dalla reattiva difesa ospite (sack di
Mattia Dal Monte su 3° e 6 sulle 39 parmigiane), ma sul cambio di
possesso il lancio di Pentello viene prima toccato poi ritornato in
touchdown da Ben Johnson per 32 yard (7-9, 8’48”).
Imperturbabile, forse per l’ultima volta nella giornata, l’attacco
dorico ribalta subito: bella chiusura di down di Filippo Limitone in
tuffo e subito dopo lancio di 16 yard di Pentello per Mitch McGrath,
che entra in end zone. 7-16, a 6’28” dalla fine. Neanche 2’ e i
Panthers accorciano, con lancio di 32 yard di Monardi per Karstetter,
e trasformazione di Vergazzoli per il 14-16 a 4’56”, ed è lo
stesso Karstetter subito dopo a intercettare Pentello e riportare il
pallone fino alle 5 dei Dolphins. Che stringono ancora in difesa e
costringono Parma al field goal, buono, per un totale di 27 yard e
primo vantaggio (17-16) a 1’42” dalla fine del 3° quarto. Altri
2 sack su Pentello costringono Ancona al punt, con i Panthers che
ripartendo dalle 31 offensive segnano immediatamente con una bella
ricezione di Ryan Christian (ben marcato da Carlo Fanini, ma bravo a
catturare il pallone a filo di linea laterale), schierato spesso come
ricevitore. 24-16 a 11’49” dalla fine, seguito da un altro punt
ospite che ridà palla ai padroni di casa sulle 34 offensive, e poco
dopo Emanuele Gavesi riceve per un touchdown da 6 yard: 31-16 a 7’27”
e l’impressione di una svolta, anche perché il successivo attacco
dei Dolphins si risolve in un altro punt, con palla di nuovo in
posizione favorevole ai Panthers, che chiudono con un field goal di
32 yard di Vergazzoli si portano sul 34-16 a 4’23”, risultato
finale.
WARRIORS
BOLOGNA – SEAMEN MILANO 22-32 (7-0, 7-6, 0-6, 8-20) –
Una sorpresa per molti, evidentemente non per tutti, al di là della
scaramanzia dei gesti, del detto e non detto, dei programmi non fatti
o fatti ma messi da parte, per poi essere ripresi solo in caso di
vittoria. Che è stata dei Seamen sul campo dei Warriors, di fronte a
un pubblico caldo ma che contrariamente alle previsioni non ha
riempito proprio tutta tutta la tribuna, come era invece nelle
previsioni, anche se bisognava avere l'occhio allenato per trovare i
posti vuoti. Warriors che per il secondo anno di fila cadono in
semfinale, questa volta in casa, e alla prima partita di playoff,
alla quale si erano presentati con l'organico pressoché al completo
e l'incognita della presenza, tra i milanesi, di un quarterback
nuovo, Blake Bolles, arrivato in settimana e dunque per certi versi
sconosciuto, perché l'analisi delle sue partite al college poteva
dare un'idea del suo tipo di gioco ma non dell'inserimento,
forzatamente rapido, nella filosofia offensiva dei Seamen, privi
oltretutto di Danilo Bonaparte, ovvero il running back con il
maggiore potenziale.
L''inizio
è molto vivace: il primo drive dei Warriors viene interrotto da uno
spettacolare intercetto in tuffo di Jeff Souder sulla linea della 1
yard dei Seamen, che dovrebbero in teoria partire da una difficile
posizione di campo ma vengono immediatamente aiutati da una penalità
dei Warriors a gioco fermo che pone il pallone sulle 11. Poche azioni
dopo però Riccardo Biagini intercetta Bolles (che ha giocato con la
maglia numero 12 e il nome La Secla) e riporta il pallone fino alle
8, ma i Warriors non riescono a entrare in end zone e il passaggio di
Rob Curley per Mario Panzani al 4° down dalle 4 è incompleto. Primo
down Seamen dalle 4 e palla a Souder che sfonda in un buco centrale
ma perde palla, ricoperta da Andrea Nadalini sulle 6 Seamen, e questa
volta i bolognesi segnano, ma solo al 4° tentativo, da 1 yrd, con
una corsa di Jordan Scott (trasformazione di Matteo Guerra, 7-0 a
3'03" dalla fine del 1° quarto). Il drive dei Seamen viene
irrobustito da una splendida ricezione di Gianluca Santagostino a fil
di linea laterale, ma sul 4° e 7 dalle 11 dei Warriors la finta di
field goal, con Santagostino (holder) ad effettuare un passaggio a
Shawn Abuhoff dietro la linea, per una corsa in "reverse",
non riesce, e il pallone passa ai bolognesi. Che poco alla volta
mangiano il campo e segnano da 1 yard con il fullback Marco Masi
(primo touchdown in IFL per lui), 14-0 a 7'08" dalla fine del 2°
quarto. Arriva però la ripresa dei Seamen, che partono dalle proprie
40 e chiudono il drive con una corsa di 10 yard di Bolles, molto
veloce nonostante l'alta statura, con trasformazione da 1 punto che
però non riesce (14-6, 5'49" alla fine). Nel secondo tempo
il... quasi pareggio milanese, con il drive iniziale (dalle 45) che
termina con un passaggio di 6 yard di Bolles per Santagostino
nell'angolo destro della end zone, dopo una chiusura del down di
Souder al 4° tentativo e 1. Non riesce però la trasformazione di
Bolles e si è sul 14-12 a 7'27" del 3° quarto. Seguono due
punt, entrambi causati da sack al 3° down (Andrea Zini su Curley e
Paolo Ricchiuti su Bolles) poi una mancata chiusura del down dei
Warriors su un 4° e 2 dalle 27 offensive su cui si esaltano le doti
di placcatore di Souder. Il 4° quarto è esplosivo: dopo 34"
Abuhoff accelera e riceve per 59 yard fino alla end zone (calcio
bloccato, 14-18 a 11'26" dalla fine), poi dopo un altro punt dei
Warriors, in difficoltà nel gioco aereo, è Souder a sfondare per 39
yard ed entrare in end zone, con trasformazione su calcio di Lorenzo
Vezzoli per il 25-14 Seamen a 9' dalla fine. I Warriors ripartono
dalle proprie 32 con un buon drive ma sul 4° tentativo e 3 dalle 6
dei Seamen la corsa laterale di Curley - tra l'altro sofferente dal
2° quarto per un colpo alla testa - viene fermata dalla difesa
milanese, che gli fa addirittura perdere 3 yard. L'attacco dei Seamen
però non concretizza, e viene anzi salvato dall'uomo di linea Wilson
Ferretti che recupera sulle 5 un fumble di Souder, e si va al punt,
che esce sulle 25 ospiti. Il drive corto viene stavolta messo a
frutto dai Warriors, con una ricezione da 1 yard di Piva trasformata
da 2 da Panzani per il 22-25 a 3'15" dalla fine. L'onside kick
bolognese viene ricoperto dai Seamen sulle 39 dei Warriors, e al 4°
down dalle 33 yard, che i milanesi decidono di giocare, un lancio di
Bolles per la traiettoria in slant (taglio immediato verso il centro
del campo partendo dalla linea laterale destra) viene ricevuto da
Santagostino che pur dolorante per una botta alla schiena non solo
chiude il down ma arriva fino alla end zone. Mancano 2'22" e la
trasformazione di Vezzoli porta i Seamen al 32-22 finale e,
soprattutto, al Super Bowl, a 24 anni dalla loro seconda e ultima
apparizione.